Home PageContattiLinkLegislaturaFORUMLe AdozioniColonie Feline Banner

Speciale Cani di RazzaGatti di RazzaGatti RariSpeciale   CanidiGattili e Associazioni
Micioni SelvaticiGlossario dell'AllevatoreArea Download Tutto GattoMappa  Sito Tuttipazziperigatti

Introduzione
Anatomia
Il Linguaggio
Alimentazione
L'igiene
Dal Veterinario

La Storia
Arte
Film
Citazioni
Racconti

Allevamenti
Mostre Feline
Le Vostre Foto
Foto Miciose

Gif Gattesche
PPS
Lo Sapevi che. .
Libri Consigliati
La Musica

Il Cane
Alimentazione
Io e il Cane
Educare il Cane
Riproduzione
Unità Cinofile
Lista Razze
Le Gif



                                       Racconti
                           Un Gatto Dimenticato

                        
                                                                

 Il mio nome l'ho scordato. O forse non l'ho mai saputo. Ha poca importanza, immagino, dal momento che sono stato messo al mondo soltanto per morire... Di mia madre ho perso ogni memoria; non ricordo il suo profumo, il suo calore. 
Finì tutto troppo presto. Come un sogno, finì. Poi furono fame e sete. Il gelo in inverno, d'estate l'arsura. Ricordo la solitudine, il dolore. Le malattie che mi piagarono il corpo, lo sguardo indifferente della gente. Attraversavo strade e giorni, invisibile. Anche quando finii dietro le sbarre di qualcosa che non potevo chiamare casa. 
Invano aspettai che qualcuno si accorgesse di me. In silenzio vedevo gli altri andare via. I miei compagni più giovani e più belli. Eppure non li ho mai invidiati: nel mio cuore non alberga un sentimento così meschino... Se solo tu potessi vederlo, il mio cuore. Nascosto sotto questo pelo ispido, dietro questi occhi spenti. Ho un cuore grande anch'io, che potrei riempire d'amore. Se solo non fossi invisibile ai tuoi occhi. Se... Trascorrono i mesi - identici - dentro questa gabbia. 
Le stagioni si alternano ma non me ne accorgo, in quest'ombra sempre uguale. Non so quanto tempo ancora mi resta, non mi è dato di conoscere il destino. Lo accetterò, certo, qualunque esso sia. Rassegnato, mai ribelle. Non ti condannerò per non avermi scelto. Credimi, io comprendo ogni cosa... So di essere vecchio, malato, o troppo triste. Tu cerchi la bellezza, l'allegria. A me furono sottratte. Tu non lo sai, ed io non posso parlare. Vorrei potertelo dire. 
Che questa vita è appena un soffio, una parentesi. E' solo un'illusione. Come te, come tutti, speravo anch'io in un angolo di cielo. Avrò invece una tomba d'erba fiorita, distesa come un manto sulle ossa. Libero nuovamente di sognare. 
( Dedicato a tutte le anime dimenticate che ogni giorno, nei rifugi o per le strade, aspettano un angelo che le riscatti. Diamo loro una speranza... )

                                Cuore di Gatto

                                                                         

La vidi per la prima volta che camminava sotto la pioggia, con i capelli scompigliati dal vento e la sua eterna aria distratta. Era un giorno freddo e io cercavo un angolino come riparo. 
All’improvviso anche lei mi vide e il suo sguardo, da perso e lontano che era, si riempì di tenerezza. Forse perché ero poco più che un cucciolo. Forse perché nei miei occhi grandi e impauriti ha rivisto se stessa. O forse perché la solitudine porta ad affezionarsi anche ad un gatto randagio. 
Mi ha preso in braccio e mi ha portato con sé. Da quella sera ho scoperto il calore di una casa, il profumo del cibo buono, le carezze leggere di una mano. E ho capito che non c’è male peggiore dell’essere soli. Lei era di una bellezza malinconica, proprio come la sua casa, pulita, ordinata, ma piena di silenzi e ricordi. Miriadi di foto sulle quali spesso si soffermava, con dolore. 
La nostalgia riesce ancora a pungere, nonostante gli anni. Aveva un’altra vita, un tempo: il suo sorriso, catturato dal flash e impresso su quelle pareti, raccontava tutto. Ma dal giorno in cui mi aveva portato con lei, ho rivisto accendersi qualcosa. Il fatto di scoprirla compiaciuta mentre gustavo il mio pranzo, di scorgerle un mezzo sorriso se giocavo col mio gomitolo di lana e di vederla sollevata quando rientrava in casa e mi trovava nella mia cesta, tutto questo mi diceva che riuscivo anch’io ad accarezzarle il cuore. Era nato un rapporto fatto di sguardi complici, di pomeriggi trascorsi sul divano, accovacciato sulle sue ginocchia, di gesti pieni d’affetto di cui entrambi avevamo bisogno. 
Io non so quanto bene possa averle fatto, ma so quello che lei ha fatto a me. Poi è arrivato il giorno in cui sentivo che presto me ne sarei dovuto andare; è per questo che mi sono attaccato a lei più intensamente. Le stavo sempre vicino, non smettevo mai di cercare le sue carezze, ogni tanto la guardavo con i miei occhi senape per poterle sussurrare addio. Ma noi gatti non abbiamo le parole e non lo so se riusciamo, con lunghi silenzi e pochi miagolii, a raccontarvi il nostro mondo. Gli ultimi giorni ho dormito sul suo guanciale. Lei, intuendo tutto dal mio incedere lento e dal mio sguardo stanco, ha lasciato fare. Aveva paura del distacco, forse più di me. Poi è successo. 
Me ne sono andato così come sono arrivato. In silenzio. Ha pianto tanto, e io non ero lì a consolarla, come avevo sempre fatto. Non ci credevo che quella tristezza infinita era tutta per me. Forse anch’io ero riuscito a farle vedere il mondo un po’ più bello, un po’ più speciale. Forse quella cesta vuota rimarrà lì, accanto al divano, perché non avrà il coraggio di toglierla. 
E forse, andando via, ho davvero bucato il suo cuore. Ci sono spazi che, una volta riempiti e poi svuotati, non si riempiono più. Anche a me manca tantissimo. E sono meno che un uomo, non ho quell’universo immenso che avete voi dentro. Il mio cuore è piccolo, ci stanno dentro due o tre cose. Lei c’era, lei che è così grande per me. Lei ci è entrata tutta. Eppure il mio è solo un cuore di gatto. 
(Debora Pascuzzi)
                                                   
                                              
La Gattina ed il pulcino

                                                      

C’era una volta… si, come tutte le belle fiabe, comincia così, ma èuna storia vera… C’era una volta una bambina che viveva con i suoi genitori in una cittadina del Lazio, sede di una base militare…viveva, quindi, in una villetta con un giardino pieno di fiori, una gattina blu di nome Chérie ed un largo spazio incolto al di là della rete che faceva sognare!  I giorni passavano tranquilli tra la scuola, i giochi con la micina, i tentativi di scavalcare la recinzione per raggiungere il mistero dell’erba alta… 
Un giorno, al ritorno dalle lezioni, passando accanto al consorzio agrario, la bimba vide una nidiata di pulcini in vendita e, dopo essersi frugata in tasca alla ricerca di qualche soldino, portò a casa un piccolino giallo, giallo…  
La mamma, su due piedi, non accolse bene la novità, ma poi si dette da fare per trovare il cibo al pulcino e scoprì che mangiava volentieri il pane intinto nel vino…fu così che venne chiamato Marcellino!
Viveva nella villetta nella tasca della vestaglia della mamma, al mattino, perché durante le faccende rischiava, petulante com’ era, di venire calpestato ed alla sera sotto i capelli della mamma, sul collo, pigolando piano piano fino ad addormentarsi!  
Lo sconcerto iniziale era dovuto soprattutto al fatto che la gattina avrebbe potuto fargli del male e quindi la sorveglianza doveva essere assidua, ma un bel giorno la bimba e la mamma ( il papà era spesso assente per i voli ) scoprirono che Marcellino prediligeva anche riposare, nel primo pomeriggio, sulla pancia di Chérie ed oltretutto amava becchettarle lo sperone sulle zampine anteriori…la gattina ogni tanto alzava la testa spazientita, ma il richiamo della mamma:” Chérie, buona!”le faceva riabbassare il capo, ormai rassegnata al suo destino…la pancia felina era un nuovo nido per Marcellino! 
I giorni passavano, l’autunno si avvicinava, i temporali estivi rinfrescavano l’aria, Chérie una sera non tornava…allora sia la mamma che la bimba non avevano ancora acquisito quella consapevolezza che in seguito le avrebbe portate a non far mai piu’ uscire un gatto di casa, ancora i tempi non erano maturi. Il temporale rovesciava torrenti d’acqua e la bimba nel suo lettino piangeva silenziosamente pensando alla gattina la’ fuori, nel pericolo…Marcellino le fu portato su un bel foglio di plastica, fu deposto sul letto accanto a lei e la aiuto’ nella preghiera che chiedeva aiuto per Chérie. 
Il mattino dopo la bimba si sveglio’ con accanto un pulcino nel cellophane ed una micina rientrata alla chetichella dopo la scorribanda notturna! Ormai le foglie erano gialle ed un vento maligno le faceva cadere dagli alberi, la scuola era ricominciata togliendo spazio ai giochi e la ragazzina ogni mattina percorreva il viale che la portava in classe… 
Un giorno al rientro non trovo’ Marcellino e la mamma le disse che era andato a stare con altri suoi simili da una contadina perche’ ormai era un galletto e non poteva piu’ vivere in casa…fu sconcerto, furono lacrime, fu dolore, dolore che solo Chérie riusci’ a lenire con le sue fusa ed il suo calore…quella notte il cuscino fu intriso di lacrime, il primo vero, grande dolore della vita, e nel sogno Marcellino torno’ sulla pancia di Chérie a becchettare lo sperone… 
Crebbe la bambina, divento’ adulta, ma non dimentico’ mai quell’esperienza. Oggi ama gli animali piu’ di se’ stessa, si commuove al cinguettio di un uccellino e vive in perfetta simbiosi con un’altra piccola micia….
  Diana Macchitella 23/05/2006


 

Torna su

Copyright Tutti Pazzi per i Gatti © 2008-2010